l’Albero della Vita

Nessuno esisteva allora.

Nell’immensità silenziosa di Nessun Dove, dove l’esistenza era effimera come un filo di fumo, io, Rosso, l’incarnazione della passione, emersi dal nulla. Il mio cuore batteva con un desiderio insaziabile, un anelito a far sentire il mio tocco ardente al mondo.

Il verde, mio fratello, apparve subito dopo, la sua essenza intrisa della promessa di rinascita. Tuttavia, il suo spirito era tormentato dall’invidia, il suo sguardo sempre fisso sulla mia vibrante vivacità. Si contorceva nell’ombra, il cuore assetato di luci della ribalta, del potere di comandare l’attenzione che comandavo così facilmente.

Il Bianco, l’incarnazione della purezza e dell’assenza, si materializzò dal nulla. Era un paradosso, un simbolo sia del nulla che di tutto ciò che poteva essere.

Avvolto nell’enigma, Nero fu l’ultimo a emergere. Si diceva che fosse onnipotente, ma manteneva la sua umile solitudine.


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